Asta 149

A 149 Armi Antiche, Armature & Militaria

20/03/2025

Lotto 372

Rarissima sfarziglia

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Provenienza

Napoli

Datazione

inizio del XIX Sec.

Dimensioni

lunghezza open 45.2

Conservazione

mediocri

Lama a un filo, con bordo obliquo nella seconda metà e brevi segmenti incisi al centro. Tipica impugnatura in ferro a facce piane con base sagomata a stivale. Leggera porosità superficiale, soprattutto verso il debole. Dorso con anellino.
L'affiliazione alla "Bella Società Riformata", ovvero la camorra dei primi anni dell'Ottocento, avveniva attraverso un rito di iniziazione chiamato "Zumpata". Questo rito prevedeva una sorta di duello rusticano, in cui l'arma più comunemente utilizzata era "a sfarzeglia", nota anche come sfarziglia. Questo strumento, più simile a uno spadino a serramanico che a un semplice coltello, si distingueva per la sua praticità nel trasporto e nell'uso.

La sfarziglia divenne l'arma preferita non solo dagli affiliati della camorra, ma anche dai cosiddetti briganti – patrioti del Regno delle Due Sicilie che si opposero all'esercito sabaudo dopo l'occupazione e l'annessione del Regno al nascente Regno d'Italia. Questo coltello, una volta aperto, raggiungeva una lunghezza variabile tra i 30 e i 50 cm, e presentava una caratteristica distintiva: il manico terminava con una forma che ricordava una scarpetta ed era composto da due piastre metalliche che servivano a bilanciare il peso delle lunghe lame, cosa che materiali come legno o corno non sarebbero riusciti a fare.
A causa della consuetudine di nasconderle sottoterra o sotto il pavimento e del loro stretto legame con la malavita organizzata, solo pochi esemplari di sfarziglia sono giunti fino ai giorni nostri. Si ricordano due esemplari conservati al Museo di Antropologia Criminale di Torino e altri due, di dimensioni più ridotte rispetto all'esemplare proposto, conservati al Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari di Roma.
Vedi "Coltelli d'Italia" di Giancarlo Baronti, Franco Muzzio Editore (1986) pag. 236

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